Vado a ritirare il vestito in tintoria. Sono sveglio da circa venti secondi, e il mondo esterno e’ tipo come lo vede frodo quando mette l’anello.
“Sono sette e sessanta”
Allungo dieci euro, facendo bene attenzione a muovere solo i muscoli strettamente necessari a portare la banconota dalla tasca al bancone.
“Ah, eh, hum. Non ha moneta?” chiede la tizia, con aria un po’ offesa. “No.” ringhio. “Eh, ehm, allora facciamo cosi’, vado a vedere al panettiere qui di fianco se hanno moneta” ribatte lei, mentre rovista in un gigantesco portafogli, di quelli da donna pieni zeppi di scontrini e stronzate, che tintinna incongruamente come se contenesse trecento euro in ramini. “Anzi, facciamo cosi’: vada lei a cambiarli, per favore” sentenzia, posando il portafogli sul banco con quel suono che si sente nei film di pirati, quando Barbanera posa il sacco di dobloni sul tavolaccio nella taverna del Teschio Incazzato.
Alzo mezzo sopracciglio e infilo la porta, alla volta di questa cazzo di panetteria. Controllo che la macchina in tripla fila non sia stata oggetto di vandalismo e che non ostruisca troppo il naturale fluire del traffico mattutino, e mi infilo nel negozio. Visto che mi sento uno scroccone anche solo a farmi cambiare le monete, chiedo una focaccia con le olive e allungo i dieci euro di prima, che ritrovo con un certo stupore esattamente tra pollice e indice della mano sinistra, dove li avevo lasciati.
“Ha mica un euro? Non ho da darle il resto..” chiede la commessa, con leggero tono di rimprovero.
Bestemmio tra me e me, con cattiveria, cerco un euro, glielo tiro in faccia fortissimo centrando l’occhio destro (non e’ vero, lo appoggio delicatamente nell’apposito piattino sul banco. E sorrido pure), saluto e me ne vado. Occhiata alla macchina e mi infilo nel negozio successivo, un bar. Mi merito uno sguardo di muta disapprovazione, ma ottengo le monetine: ho cambiato un euro in una nuvola di polvere di monetine di rame. Trotterello soddisfatto verso la tintoria, entro, e verso sul bancone il mucchietto tintinnante.
“Ah no, guardi, mi ero sbagliata. Ecco qua” e cosi’ dicendo, sorridendo con cattiveria, rovescia una carriola di monete sul banco. Mi sfila i dieci euro dalla mano, sposta a due mani il mucchio corrispondente al mio resto e getta uno sguardo vagamente disgustato alle mie minuscole monetine: “Ah no, quelle se le tenga!”.
Come dire, io non ci vado piu’.
